La campagna di Apricale è ricoperta da estesi
uliveti
di cultivar taggiasca, varietà quasi esclusiva della
provincia di Imperia.
Dalle sue olive si ottiene l'ingrediente principe della cucina
apricalese, un eccellente
olio extravergine di colore
dorato, velato, di
sapore fruttato dolce e corposo
con retrogusto vellutato di mandorla e acidità massima
inferiore allo 0,5%.
La superficie interessata dalla produzione non supera i 300
ettari e per la qualità del prodotto Apricale fa parte
dell'Associazione delle
Città dell'olio.
Nei negozi di Apricale si possono acquistare anche i vari
derivati dell'olio extravergine di oliva (pasta o pate di
olive, olive in salamoia, verdure sott'olio), oltre al
pesto
e al
miele di acacia o di
castagno.
Le specialità gastronomiche di Apricale riflettono
le caratteristiche di genuinità, semplicità
e rusticità tipiche della cucina dell'entroterra de
Ponente ligure che viene abitualmente inclusa nella più
vasta tradizione alimentare "mediterranea".
Infatti si utilizzano le risorse del territorio, come
verdure
ed
erbe aromatiche, e si fa ampio ricorso all'olio
extravergine d'oliva quale condimento, e alle
paste fatte
in casa, elaborando il tutto in
piatti originali e
dai sapori antichi; naturalmente si ritrovano anche apporti
più recenti provenienti dalla costa, dalla Provenza
e dal Piemonte.

Diversi
piatti che oggi vengono considerati antipasti, rappresentavano
un tempo un
piatto unico da consumare accompagnato
da pane e, nei casi più fortunati, da
pomodori e
fichi.
Prelibata e molto comune la
torta verde cotta nella
teglia, ottenuta da verdure di stagione grattugiate o tagliate
fini con uova, parmigiano e prezzemolo, e racchiuse in un
involucro di pasta sfoglia a più strati abbondantemente
oliati.
La
machetusa è una specie di pizza cotta
al forno, ricoperta di
machetu (pasta di acciughe)
con aggiunta di pomodori e pelati, cipolla e olive in salamoia;
la
sardenaira viene invece ricoperta da pomodoro
e sardine.
La
focaccia, specialità della costa savonese
e genovese, ad Apricale viene condita con cipolla a fettine
o con foglie di salvia.
In estate il piatto principe è il
condiglione,
fresca insalata di pomodori e verdure di stagione affettate
(cipolla, peperoni, cetrioli, basilico, gambi di sedano) arricchita
con acciughe salate e olive in salamoia, e naturalmente condita
con sale e olio extravergine di oliva.
Le salse sono capeggiate dal
pesto, emblema della cucina
ligure ottenuto pestando nel mortaio di marmo foglie di basilico,
aglio, formaggio parmigiano o pecorino, qualche pinolo e olio
extravergine d'oliva; di uso comune anche la salsa di pomodori
e la salsa di noci.
Tra i primi piatti da segnalare il
minestrone di verdure
(patate, fagioli, pomodori pelati e verdure di stagione tagliate
a pezzetti).

Con
la pasta fatta in casa si ottengono squisite
tagliatelle,
ravioli (in prevalenza ripieni di borragine),
gnocchi.
I secondi piatti di carni si aprono con il
coniglio alla
ligure tagliato a tocchetti e rosolato nell'olio in una
casseruola di terracotta, con aggiunta di cipolla tritata,
aglio ed erbe aromatiche e ricoperto di vino rosso, infine
cosparso di olive in salamoia al termine della cottura.
Un'antica ricetta locale è quella del
coniglio
bruscau (bruciato).
L'animale, cui è stato bruciato tutto il pelo sulla
fiamma, viene accuratamente lavato con il sapone di Marsiglia
e risciacquato, quindi tagliato a pezzi e il giorno dopo rosolato
con la sua pelle insieme a due cipolle, una testa d'aglio,
un mazzetto di timo, rosmarino e alloro, mezzo litro di Rossese,
una manciata di olive salate olio e sale; dopo tre quarti
d'ora vengono aggiunti un pomodoro a tocchetti ben maturo
e una padellata di patate cotte a parte.
Comuni sono la
cima di vitello ripiena, piatto di origine
genovese, l'agnello in fricassea, la capra e fagioli, il pollo
alla Rivierasca, con pomodori pelati, olive e aglio e un trito
di prezzemolo, basilico e capperi I beròudi sono budella
di pecora o di vitello ripiene del sangue dell'animale, con
aggiunta di verdure tritate, formaggio e riso cotte in acqua
salata e servite calde.
I secondi di pesce comprendono la
frittata di giancheti
(bianchetti, gli avannotti di pesce azzurro) , le
frittelle
di baccalà, lo
stoccafisso in brandacujùn.
Quest'ultimo è una deliziosa
crema di stoccafisso,
piatto di origine marinara, lavorato in una casseruola di
terracotta con patate e cipolle tagliate a pezzi e un tritato
di prezzemolo sbattuto a lungo con aglio, sale, pepe, succo
di limone e olio d'oliva.
In passato l'incaricato dell'operazione era solilo tenere
la casseruola fra le gambe per agitare (
brandàr)
e amalgamare meglio gli ingredienti, con il conseguente movimento
delle sue parti basse (
cujùn). Lo stoccafisso
alla defisieira (alla moda dei trantoiani) veniva pestato
senza bagnarlo sino a ridurlo in filamenti; messo in una casseruola
con olio nuovo difrantoio, cipolla, patate e altre verdure,
veniva cotto per 6-8 ore sul fuoco del "
flàmegu",
il residuo della frangitura delle olive.

A
causa della scomparsa della pastorizia il contributo dei formaggi
locali è oggi ininfluente; dai pascoli delle Alpi Liguri
proviene però il
brussu, latte di capra
cagliato, salato e stagionato, dal sapore molto forte, di
solito spalmato sul pane e servito come appetitoso antipasto.
I
dolci comprendono la gloria di Apricale, le
pansarole,
frittelle dolci cui è dedicata la sagra della
prima o seconda domenica di settembre che vengono servite
insieme allo
zabaione caldo, i
buéti,
filoncini dolci cotti nel forno, ed infine le
cubaite,
dolce formato da nocciole amalgamate e tenute insieme da miele
di acacia o di castagno racchiuse tra due ostie.