|
Federico
Vicentini Orgnani - Regista
In occasione delle riprese del film "MareLargo",
tratto dal romanzo "Attesa sul Mare" di Francesco
Biamonti, in parte girato ad Apricale:
"Il giorno di Natale gli avevo scritto una lettera.
Mi trovavo da solo in un albergo e dalla mia stanza si
vedeva il mare.
Una nave ancorata in rada fu la molla per scrivergli,
mi aveva fatto pensare alla nave del suo romanzo. |
 |
|
Serbeggia, Amendola
e Orgnani in Castello
|
Spedii la lettera più di un mese dopo, quando fu conclusa
la trattativa con Einaudi per l'acquisto dei diritti cinematografici
di Attesa sul mare. Gli parlai al telefono. Fu molto gentile,
disse che si sentiva rassicurato dalla mia lettera poteva
intuire che tra di noi ci sarebbe stata sintonia. Decidemmo
così la data dell'incontro. Sbucò dall'oscurità,
con la sua aria enigmatica di marinaio saggio. Mi accompagnò
in albergo e propose di andare a vedere il mare. Fu subito
facile parlare con Francesco. Commentò le luci oltre
confine, le luci della Francia. Il mare era agitato e bellissimo.
Il giorno seguente c'era il sole e passammo tutta la giornata
insieme. Ogni sua frase o considerazione mi sembrava qualcosa
di speciale, e lo era. Come il suo modo di scrivere, lirico
e sfuggente, che per sottrazione arriva all'essenza delle
cose e delle atmosfere, anche sentirlo parlare mi aveva stregato.
L'aira primaverile, il mare in fondo alla collina, la sua
voce roca e leggera: il tutto aveva un effetto quasi ipnotico
.
Mi portò a vedere Apricale cui si era ispirato nel
romanzo per descrivere Pietrabruna, il paese del suo protagonista.
Passeggiando insieme nelle strette vie del paese, Francesco
continuava le descrizioni e il racconto di come i suoi personaggi
si muovevano cauti tra "quelle vecchie pietre".
Arrivati in piazza rimasi affascinato dalla perfetta armonia:
le ampie vallate della natura circostante e la mano dell'uomo
che costruisce e delimita gli spazi in cui sceglie di vivere.
La natura di "paese arroccato" produce un gioco
di dislivelli che danno un movimento a ogni sguardo, un dolce
saliscendi che ti avvolge di armonia e bellezza.
Mi convinsi subito che dovevamo assolutamente ambientare lì
il nostro film (il cui titolo diventò poi Mare largo).
Dopo quasi due anni, nell'inverno del '97, Francesco ci venne
a trovare il primo giorno di riprese nella piazza di Apricale
Mi ricorderò sempre la sua sorpresa "Ma quanta
gente! Siete veramente arrivati." Non credeva ai suoi
occhi. Dapprima timidamente, poi con sempre maggiore sicurezza
si presentava sul set tutti i giorni, e con qualche insistenza
riuscii perfino a convincerlo a fare un piccolo ruolo, un
"cameo", come si dice in gergo. Seduto su un muro
di pietra, con il paese arroccato in lontananza, Francesco
incontrava il protagonista del film con le parole del suo
romanzo "la corriera non arriva più in paese.?"
chiedeva Edoardo, capitano di lungo corso appena rientrato
ad Apricale da un lungo viaggio per mare. E Francesco rispondeva
"la strada è stretta e più avanti c'è
una frana". Quei giorni saranno per me sempre un ricordo
prezioso."

Federico Vicentini Orgnani
Regista del film Mare Largo
Giuseppe Conte - Poeta e scrittore ligure
"Apricale ha un nome che, etimologicamente, ne decanta
le qualità opposte all'"ubago": la buon'esposizione
al sole. Ma per me quel nome contiene in se tante idee a pronunciarlo,
io penso a un aprile foriero di primavera, a una luminosità
diffusa, a qualcosa che sboccia, a un bel pomeriggio tra amici.
Del magico, sconosciuto, introverso entroterra dell'estremo
Ponente ligure, Apricale ne è la capitale. La sua posizione
e la sua struttura urbana ne fanno come il cuore di quel circuito
che, toccando Ceriana, Baiardo, Perinaldo scende poi al mare
dopo aver regalato al viaggiatore emozioni di grande, indimenticabile
intensità.
Biamonti, il vero signore di questi luoghi, un Virgilio che
sapeva condurre chiunque verso il paradiso del paesaggio,
e Jean-Baptiste Para, il mio traduttore francese, finissimo
poeta e critico d'arte, innamorato della semplicità
e della selvatichezza. Apricale ti incanta per come ti accoglie.
Il colpo d'occhio è splendido. Sembra di avvicinarsi
a una fortezza volante. Poi devi guadagnarti la sua bellezza.
Devi salire. Devi arrampicare. Scalare. Metterti in uno stato
d'animo petrarchesco.
Apricale ha una struttura ellittica. A gironi. Se hai una
vena domestica, ti fa venire in mente il pain baignat che
si trova in tutti i bar d'oltre frontiera. Se hai una fantasia
più cosmica, ti sembrerà di girare sugli anelli
di Saturno. Come e più di tanti borghi liguri dell'entroterra,
Apricale ti si rivela poi all'improvviso. Sei in piazza e
ti sembra che il cielo ci si specchi. Il Castello è
massiccio e aereo insieme. Ma il massimo della sensazione
di verticalità lo dà quella bicicletta genialmente
messa su un lato dei tetto del campanile con il manubrio rivolto
verso l'alto, che sembra prepararsi a spiccare il salto verso
l'azzurro Chi guida quella bicicletta sospesa e leggera verso
l'alto dei cielo? Un fantasma? Uno spirito? Sono un po' magici,
druidici e catari questi nostri paesi. Ma no, mi dicono durante
la mia ultima, recente visita al paese. Su quella sella è
tutta la comunità di Apricale, di un borgo che vuoi
pedalare, sfidare le difficoltà e avere ancora sogni
da regalare, anche a se stesso."

Giuseppe Conte
Poeta e scittore ligure
Emanuele (Lele) Luzzati - Scenografo, disegnatore,
fumettista e pittore
"Apricale mi è apparso, parecchi anni fa, un
giorno che un amico mi aveva portato a Dolceacqua per farmi
vedere il vecchio Castello. Mi è apparso questo paese
che sembrava quasi disegnato da me in cima ad un cucuzzolo;
ma è rimasta una visione e non avrei mai immaginato
che solo dopo pochi anniavrei avuto con quel paese un rapporto
così intenso e così lungo (perché non
è ancora
finito). Certo è che con il Teatro
della Tosse ho avuto un rapporto continuo e profondo con questo
paese così fantastico e vero nello stesso tempo: ho
scoperto ogni angolo, ogni balcone, il Castello, il giardino;
vi ho fatto una mostra importante durante tre mesi, ho disegnato
sagome di personaggi tratti dai "Tarocchi" (il nostro
primo spettacolo) che ancora si aggirano
per il Castello.
Ho fatto un manifesto, un piatto, una cartolina e non ancora
un quadro solo perché quadri non ne faccio più
da
sessant'anni! Ma il mio rapporto con Apricale continua
ancora, se non altro perché devo ancora riconsegnare
le
sagome dei Tarocchi che si erano un po' deteriorate e sarà
un buon pretesto per tornare ad Apricale!"

Emanuele (Lele) Luzzati
Scenografo, disegnatore, fumettista e pittore
Nino Orengo - Scrittore ligure
"Apricale appare, da lontana, come una rosa di pietra,
illuminata, con le sue case come petali cascanti. Una rosa
immersa nel verde argentato degli ulivi, e appoggiata al monte
Bignone. Entrando invece, da una delle sue tre porte, sembra
di percorrere il guscio di una chiocciola, fra carugi e portici
che sanno d'antico, di vecchie botteghe, stalle, cantine,
lavatoi, per sbucare nell'azzurro del cielo che sovrasta la
piazza, un cielo che sfugge sopra il Castello della Lucertola,
l'Oratorio di San Bartolomeo, le case ad anfiteatro e la chiesa.
C'è in Apricale il sentimento di un tempo sospeso,
millenario e l'attenzione curiosa per l'avvenimento quotidiano
che si faccia con il teatro di piazza o con la mostra d'arte,
ma anche con il passo attento, cauto, del visitatore che,
attratto da quella rosa di pietra, ne varca la soglia, risucchiato
subito in un'altra dimensione. Quella del silenzio, del parlar
sottovoce, del rispetto per un luogo che da "paesello"
dell'entroterra ligure si è trasformato in un luogo
storico, in un esempio di civiltà altra. E che per
questa nuova dimensione non disdegna la "modernità"
dell'oggi, ma sa appunto difendersene, filtrarla, proprio
perché l'intelligenza dei suoi abitanti, quella degli
amministratori e quella degli ospiti, ha capito che ci voleva
un punto di vista compatto per tenerla insieme, perché
non andasse perduta una sola delle sue pietre. Teatro di luci
e ombre, Apricale "vola" sul torrente immortalato
da Italo Calvino, che serpeggia a valle, come una lucertola
o come un'ironia, a segnare la nobiltà imponente di
quella rosa di pietra."

Nino Orengo
Scrittore ligure
|