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La piazza

La piazza principale dedicata a Vittorio Emanuele II, è senza dubbio il cuore pulsante del Borgo, in cui si affacciano tutte le principali vie del paese e in cui fervono le principali attività pubbiche.
Qui hanno infatti la sede oltre al Municipio, la Pro Loco, lo I.A.T., le Poste, le scuole elementari, nonché la chiesa parrocchiale e il Castello che la dominano dall'alto.
Lo sbocco del grande spazio era un tempo difeso da un torriore, di cui rimane memoria nel nome della zona, la Turaca.
L'insellatura ai piedi del Castello, forse adibita a fossato, venne sistemata alla fine del Quattrocento nella platea nova communis o platea magna, vasta area dalla forma irregolare quadrangolare in leggera discesa, su cui convergono sei strade e si affacciano come detto i principali edifici pubblici e religiosi.
La pavimentazione è in lastroni di arenaria; al centro la pietra scolpita detto ciotu de magiu (pietra di maggio), costituiva la base per l'innalzamento dell'albero di maggio o della libertà, oggi usata in diverse occasioni vuoi come basamento per l'albero di Natale, vuoi come base per l'albero di ulivo nella festa dell'olio nuovo, vuoi per l'albero della cuccagna, durante la festa della primavera.

Visione d'insieme

Aperta sul lato meridionale, che la illumina con mutevoli giochi di luce durante il giorno, appare incassata fra le sovrastanti strutture murarie che sostengono gli edifici. Il lato sinistro è occupato dalle arcate di pietra a vista su cui si appoggia la piazzetta superiore, sagrato della chiesa parrocchiale dalla facciata neoromanica. Sotto le arcate o sui sedili di pietra i consoli medievali del Borgo, amministravano la giustizia.
Al termine della prima rampa acciottolata si apre il tratto settentrionale di via Martiri, delimitata dall'altissimo muro del Castello, che si affaccia sulla piazza col magnifico giardino pensile.
Il lato di fondo presenta una serie continua di edifici ottocenteschi culminanti nella "Casa dei Sindaci" dalle caratteristiche arcate in stile gotico.
Sulla sinistra via Garibaldi - in cui si vede ancora "la casa del boia", così detta perché secondo gli Statuti qui venivano appese come monito le teste dei criminali precedentemente giustiziati - scende fino ai piedi del paese.
Sulla destra invece si apre un porticato dalla doppia arcata che sostiene la balconata su cui prospetta l'oratorio barocco di San Bartolomeo cui si accede salendo la rampa laterale.
Ai lati dell'oratorio si aprono rispettivamente via San Bartolomeo (Cousinaighe) che risale la collina, e via Cavour (Bouser), che conduce al cimitero e alla chiesa di Sant'Antonio Abate.
La seconda arcata è occupata da una fontana monumentale formata da una grande vasca rettangolare di lastroni quadrati di pietra, dove si getta l'acqua che scaturisce da tre bocche poste al centro di dischi lavorati. La struttura della fontana richiama modelli rinascimentali.
Il lato destro della piazza è completato, a un livello inferiore dall'edificio municipale, costruito nel 1863 in sostituzione di quello cinquecentesco divenuto insufficente.
La facciata è ornata da sei affreschi di artisti contemporanei su due registri, che dall'alto al basso raffigurano La fondazione del Borgo (L. Musso), L'emanazione degli statuti (R. Cassini), L'assedio del vescovo Agostino Grimaldi (E. Frana), Fame e carestia (F. Stasi), L'attività agricola (M. Raimondo) e la Costituzione della Comuità Artistica Nervina (M. Agrifoglio), episodi che ripercorrono le tappe più significative della storia del paese. Sotto gli affreschi spicca la Veduta della Chiesa e del Castello, in piastrelle di ceramica policrome (A. Marra 1987).

Palcoscenico naturale

L'aspetto scenografico è straordinario e si presta molto bene per le tante rappresentazioni ed eventi che vi si svolgono ogni anno, offrendo al pubblico il suo volto poliedrico, di mese in mese mutevole.
E' la cornice perfetta per risvegliare ricordi di altri tempi durante tutto l'arco delle festività natalizie, che vedono acceso ininterrotamente il falò sino all'Epifania con l'allegro scoppiettio dei tronchi di pino e abete e il chiacchiericcio degli abitanti che vi fanno capolino per scaldarsi e stare in compagnia.
Qui infatti trovano posto l'allegria che accompagna la festa di San Valentino in febbraio, come anche gli addobbi che l'arricchiscono per la Festa della Primavera e dell'olio nuovo; o ancora la fiumana di gente che da sempre la riveste durante la sagra della Pansarola, la seconda domenica di settembre. In questa occasione in un'enorme padella vengono fritti più di cento chilogrammi di pansarole in oltre un quintale di olio extra vergine d'oliva, per la gioia di centinaia di affezionati visitatori.
In estate poi ospita concerti, spettacoli, riuscendo a trasformarsi da palcoscenico magnifiche scenografie teatrali durante il mese di agosto o in pista da ballo nelle serate danzanti o come campo da gioco per le entusiasmanti gare di pallone elastico che la vedono protagonista per tutto il mese di luglio; e ancora muta in salotto per gli abitanti come meravigliosa appendice alle tante mostre che vengono ospitate nel salone del Castello.

I Murales

Quello che colpisce da subito il visitatore che si arrampica su per i millenari carrugi è la presenza costante sui muri delle case dei numerosi dipinti a sfondo agreste che ne impreziosiscono le facciate. Questi murales hanno origini dalla vena artistica dei suoi abitanti che negli anni sessanta, con la nascita della Comunità Artistica Nervina, hanno voluto dare un'impronta significativa al paese.
Per appagare la curiosità del visitatore traiamone un ricordo da un illustre nostro concittadino, Claudio Nobbio:
"Erano gli anni sessanta. Con alcuni amici del Ponente Ligure, tra cui il giornalista Angelo Maccario, i pittori Raimondo Barbadirame e Mario Borgna, il ceramista Agrifoglio e altri si andava in compagnia di Ennio Marlotti ad Apricale a bere un vino passito incredibilmente buono. Ne aveva qualche damigiana Bacì Romagnone, dell'osteria "Da Rina e Bacì", che lo faceva degustare con le pansarole.
Il Borgo, addossato alla collina come una lucertolaa al sole, piaceva a questi amici curiosi, cui si univa qualche volta Enrico Billò dell'Eco della Riviera. Essendo tutti interessati alle cose dell'arte, si andava spesso in Francia, a Saint Paul de Vence, a Vallauris, a Biot, in occasione delle mostre di Picasso, Mirò, Calder, Chillida, Matisse: erano ancora tutti vivi e passavano il tempo in quella parte di costa allora tanto simile alla nostra. Si fece amicizia con alcuni artisti, fra cui Enzo Cini, che aveva casa e studio a Saint Paul, con André Verdet, famoso scrittore e poeta e artista lui stesso.
Una sera parlando del più e del meno in un locale di Sanremo, lanciai l'idea: "Perché non facciamo ad Apricale qualcosa di simile ai borghi francesi? Da noi gli artisti potrebbero trovare maggiore tranquillità. Si potrebbe cominciare con un concorso di pittura ed una giornata degli affreschi". Ne parlai con Ugo Romagnone, che era in politica, con il sindaco di allora e gli amici artisti della zona; Ennio Morlotti accettò di presiedere alla giuria. E così cominciò l'avventura. Agrifoglio aprì un forno di ceramica ed una scuola libera, il pittore svedese Mart Org, incontrato a Stoccola l'anno precedente, comprò una casa ad Apricale. Io facevo dei collages. Rina e Bacì, da parte loro, una sera fortunata ebbero l'idea di preparare uno zabaione come condimento alle pansarole - dolce tipico di Apricale - tradizione che continua ancora oggi e ha fatto felici generazioni di golosi. Così Apricale si è affermato come il paese degli affeschi , delle mostre di pittura, scultura, grafica e poesia: il paese dell'arte, un riferimento importante per il mondo artistico contemporaneo
".

 


 

 


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